Claudio Gialli: Arezzo a tutta manetta

Claudio Gialli: Arezzo a tutta manettaIl primo contatto fra Arezzo e i cavalli meccanici risale al 1896. A metà aprile di quell'anno infatti - come racconta Claudio Gialli in questo nuovo libro - il benemerito industriale e sportivo locale, Nazzareno Borghini, stupì la città di Arezzo circolando con una vettura autocostruita e spinta da un motore De Dion da 1,75 CV a benzina. Tre anni dopo Ermenegildo Casi ne seguì l'esempio, ma in sella a una "motocicletta", in realtà un triciclo Prinetti & Stucchi. Ad inaugurare l'albo d'oro dei campioni aretini di moto provvide Alessandro Goracci, che vinse contro... un pedone. Avvenne nel 1905, quando il podista parigino Ortegue, soprannominato "L'uomo vapore", dopo aver sfidato e battuto forti ciclisti, se ne giunse ad Arezzo con questa scommessa: avrebbe concluso a piedi 14 giri della pista del velodromo del Prato prima che un motociclista potesse completarne 35. Non ci riuscì perché la media tenuta da Goracci col suo mezzo motorizzato, 48 km/h, fu sufficiente a permettergli di prevalere sulle due gambe del francese. Prima del 1910 la motocicletta era già relativamente diffusa in tutta la provincia di Arezzo con una varietà di marche, soprattutto italiane, francesi e belghe, che lasciava intuire nascenti rivalità tecnico-sportive. Da questo primo nucleo emerse già nel 1913 il pilota Gastone Brilli Peri, fiorentino di nascita, ma residente a Montevarchi (al quale Gialli ha dedicato il libro "Brilli Peri l'Africano" nel 2005) che dimostrò grande perizia, talento e coraggio con la motocicletta, ma che nel 1920 lasciò le due per le quattro ruote dove, nel 1925, divenne campione del mondo su Alfazo. La passione per la moto cresceva di giorno in giorno e i motoclub del capoluogo e della provincia organizzavano in quegli anni numerose manifestazioni sia sportive, sia sociali. I più validi difensori dei colori aretini erano allora Dante e Antonio Mori, e Santino Petruccioli, capaci di inorgoglire i loro sostenitori, ma non ancora all'altezza degli assi del momento. Negli Anni '30 ad Antonio Mori si affiancarono altri giovani piloti molto promettenti, in particolare Sestino Sestini, che fu pilota ufficiale della Benelli con la 175, e Arturo Franci, vincitore tra l'altro della Targa Florio nel 1933 Dopo la seconda guerra mondiale il motociclismo ad Arezzo riprese presto e con vigore le sue attività. Ad alimentare il vivaio di piloti provvidero le frequenti e accesissime corse riservate ai motorini a rullo, elaborati all'impossibile per raggiungere l'iperbolica velocità di 60 km/h, ma poco costosi di acquisto e manutenzione, condizione fondamentale negli anni della ricostruzione. Con le moto di maggior cilindrata e nelle gare nazionali e anche internazionali della classe 500 si mise in luce un eccellente pilota locale, Tito Forconi, gilerista ad oltranza, che divenne uno dei massimi interpreti della Gilera Saturno negli Anni '50, mentre ripetutamente protagonisti nelle piccole cilindrate furono Angiolino Pastorelli, ed Ermanno Cammitletti. La storia di "Arezzo a tutta manetta" si ferma prima dell'inizio degli Anni '60 ed ha come epilogo l'albo d'oro delle corse disputate nella provincia dal 1920 al 1957. E il frutto della grande passione dell'autore, che nel prologo scrive: «Da bambino venivo posizionato da mio padre sulla spalletta del Ponte alla Parata per veder passare quei mitici personaggi vestiti di pelle nera, con le facce deformate dalla lotta contro l'aria, con gli occhi sgranati dietro a due lenti troppo piccole, circondati da un alone di vapori ricinati e da quel rombo lacerante che faceva rimbalzare il petto». Un bel libro da leggere, avvincente, coinvolgente perché scritto con capacità, fantasia e cuore al servizio della penna. L'autore non ignora il presente, e forse si ripromette già di dedicare il prossimo libro ai campioni aretini dell'era moderna, che cita in fondo al prologo: Fabio Nucci, Fabio Biliotti, Corrado Maddii, Fabrizio Meoni e Luca Scassa. Il libro di 208 pagine riccamente illustrate, formato cm 22x30, con presentazione di Claudio Costa, fa parte delta collana "Motorismo Storico Aretino"

 

Claudio Gialli: Brilli Peri l'africano

Brilli peri l'africano Il fascino delle corse ha sempre colpito l’animo umano specie quand’ancora esso è giovane, competitivo, senza paure, scevro da tentennamenti, quando il mondo è bianco o nero, senza compromessi. I piloti hanno simboleggiato, dalla nascita dell’automobile, la ricerca del limite ultimo, la spavalda sensazione dell’invincibilità, la figura di guerrieri intrepidi davanti alle difficoltà. E gli anni tra le due guerre, nelle impenetrabili nuvole di polvere o nei pantani fangosi, negli sbuffi nerastri degli scarichi, nel rumore lacerante dei motori, negli sforzi sovrumani per controbattere con il volante le leggi della fisica, hanno visto esplodere la quintessenza dell’icona del corridore tanto cara alle folle. Anche la terra d’Arezzo ha avuto i suoi eroi, più o meno bravi e famosi, alcuni purtroppo dimenticati troppo presto. Questa ricerca, che prosegue il lavoro incentrato sulla storia del motorismo aretino voluto fortemente dal Club Auto Moto d’Epoca Saracino di Arezzo a cui mi pregio di appartenere, tenta di ridare la giusta dignità anche a chi all’anagrafe non è segnato nella scheda Varzi, a chi è rimasto nella categoria dei gentleman per gran parte della carriera o non ne è mai uscito, ma comunque a gente “ringhiosa” che non si è mai arresa anche davanti a difficoltà insormontabili o ad una penuria di mezzi disarmante, gente che, nell’evoluzione della specie, ci ha regalato un granello di sabbia sahariana più veloce di tutti gli altri: Fabrizio Meoni.

 

Claudio Gialli: Quando i cavalli divennero d'acciaio

Claudio gialli quando i cavalli divennero d'acciaio E' l'anno 1896 quando un geniale aretino costruisce, tre anni prima che sia fondata la FIAT, una "carrozza a cavalli". Come era fatta? E chi furono, e su quali vetture, gli altri coraggiosi chauffeurs della nostra provincia? Chi i primi motociclisti? Quali industrie automobilistiche videro la luce in Toscana dopo che, a Lucca, fu inventato il motore a scoppio? A chi vennero affibbiate le prime contravvenzioni? Sapevate che era necessaria una patente perfino montando un velocipede? Chi si cimentò come pilota e dove nacquero le grandi competizioni? E' vero che fecero tappa anche ad Arezzo? Eravate al corrente che che il grande Brilli Peri esordì nel ciclismo facendo lo "sprinter"? E che per scendere dalla Verna le auto venivano trattenute con delle funi? Quando fu inaugurata la prima linea di Omnibus? E chi volteggiava sui nostri cieli?A queste e ad altre domande cerca di dare risposta il presente volume, con stile discorsivo ed ironico, illustrato da trecento immagini di documenti sconosciuti e foto dimenticate, inserendo il racconto all'interno del tessuto sociale aretino nell'elettrizzante contesto creatosi, tra grandi scoperte e strabilianti invenzioni, negli anni a cavallo tra ottocento e novecento